martedì 30 aprile 2013

Della non conoscenza

Stamattina sono andata al Lidl a comprare questo

 fonte della foto: pagina facebook  A tutto Bio

Si tratta di un detergente intimo segnalato sulla pagina facebook A Tutto Bio come un buon prodotto.
Mi preoccupava la presenza del Sodium Laureth Sulfate, ma pare sia un ingrediente passabile e ho trovato conferma qui
Se ne sapete qualcosa in più...avvisatemi che non si finisce mai d'imparare!
Al massimo, se qualcosa non va, non lo comprerò più.

Dicevo... ero al Lidl e, giacchè c'ero, ho preso un bamboo.
Mi aggiravo per il supermercato con questo bamboo in mano,alla ricerca di prodotti bio che ogni tanto si trovano (e anche quelli equo e  solidali) quando una signora mi si avvicina chiedendomi come si cura il bamboo,dove si mette ecc ecc. così le ho spiegato ... bla bla bla e lei:

Grazie sai?Non lo sapevo ed ho chiesto..scusa l'IGNORANTITA'!

E' stata troppo simpatica! :D :D :D

E voi...leggete l'etichetta?

:D :D  :D

foto da web









lunedì 29 aprile 2013

Alice Yasmine

C'era una volta una bambina figlia di due giovani fricchettoni.
Anzi prima ancora c'erano due giovani fricchettoni.
Lui, lunghi capelli lisci e chitarra in spalla,genitori della medio borghesia del Sud,viveva al centro di una cittadina in un quartiere allora un pò con la puzzettina sotto il naso, in una grande casa con un salone lussuoso, costruita negli anni sessanta,.
Lei, lunghe gonne e passione per il disegno,viveva con i suoi nonni in un paesello che, dopo trent'anni e poco più,è ancora tale e quale, in una piccola casa all'interno di una corte,a stretto contatto con la gente del vicinato.
Si conobbero nella cittadina dove lui viveva e lei andava a scuola, alla villa, presentati da amici comuni, come spesso succede.
O almeno, qualcuno ha raccontato così.
"Si dice" che fossero molto belli, inevitabile fu lo scoccare di una magica scintilla tra i due.
Belli fuori e dentro, possedevano una vena artistica molto forte,tante potenzialità.
Era la fine degli anni '70 e si viveva forse ancora un pò sulla magica scia di quell'epoca straordinaria.

Sebbene vivessero a pochi chilometri di distanza, provenivano da mondi diversi e  forse fu un pò difficile integrarli, ma il loro Amore andava sopra ogni cosa.
Un giorno la nonna di lei, tornando dalla campagna mara, trovò un biglietto sul tavolo.

Diceva più o meno così

Sono partita con gli amici, siamo andati in Trentino a raccogliere le mele.

Di mele poi non ne avevano trovate,nè loro nè gli amici, ma finirono a viaggiare per l'Italia, in lungo e in largo, (immancabile sacco a pelo al seguito) unendosi al gran movimento di giovani che si spostavano in quegli anni  lungo Stivale, mossi da uno spirito particolare.
Sembra che,di passaggio attraverso Bologna la Rossa (un tempo), il loro Amore concepì un minuscolo Germoglio.

Nel frattempo i loro parenti era tutti agitati, i nonni di lei e i genitori di lui si consultarono e il papà di lui, un intellettuale del paese, studioso di latino e greco,decise di partire con l'altra figlia (aspirante viaggiatrice dai capelli lunghi e la fascetta in fronte) per recuperare i due figliuoli prodighi.
Li trovò o non li trovò, non ci è dato sapere...in ogni modo i due un giorno tornarono, ignari di essere in tre.
In men che non si dica si sposarono e dopo un mese nacque una bambina dalla carnagione chiara come la luna e le guance rosa.
La neo-mamma aveva un'amica di penna di Palermo, una tipa ancora più fricchettona dei due, che seguiva Steiner e sognava l'India, e insieme le due giovani avevano stabilito che la bimba si sarebbe chiamata Alice Yasmine.
Ma la neo-mamma,guardando la sua  bambina in viso per  la prima volta, stabilì che non poteva chiamarsi che Sara e lo  comunicò all'amica lontana con una lettera.
Lei che capì e fu felice col Cuore.Da lontano seguì i passi della bimba.

La giovane famigliola andò a vivere nel paesello, in una casetta buffa, con la cucina da un lato e il resto delle camere dall'altro,una casa con una Storia,costruita sopra un arco.
I nonni materni abitavano sotto e tutti in quella via si conoscevano e in qualche modo le loro storie erano intrecciate.
Lui tagliò i capelli ma non smise di suonare la chitarra e la bambina con la carnagione chiara come la luna e le guance rosa si addormentava spesso in una culla di note musicali svolazzanti nell'aria.
A volte, il papà, suonava anche l'armonica a bocca e l'atmosfera in casa si faceva ancora più intensa.
La mammina, ancora adolescente (eh si, i due erano piuttosto giovani) cresceva insieme alla figlia e spesso e volentieri le faceva dei bei disegni o le ricamava dei regalini per quando sarebbe diventata grande, per la dote.
La casa era sempre piena di amici, piccoli e grandi, e c'era sempre allegria.
I bambini del vicinato, anche loro figli di giovani coppie, andavano spesso a giocare lì combinandone di cotte e di crude.
Spesso il neo-papà portava la bimba in pineta con i cuginetti ad abbracciare gli alberi e lei ,con le manine piccoline e paffutelle, li accarezzava pure.
Oppure cercavano tra la terra i buchi fatti dalle formiche e le osservavano portarci dentro delle briciole per l'inverno.
O ascoltavano il verso della cicala, la cui vita era ben diversa da quella della formica...e la bambina pensava che preferiva la seconda, sempre canterina e allegra, che se la sapeva cavare comunque.
Quando tornavano a casa, c'era sempre la mamma sorridente e affettuosa ad accoglierla, a volte rideva e scherzava in compagnia delle sue amiche oppure preparava dei bei pranzetti.
E la vita scorreva così, tranquilla, ordinaria, serena.
A volte partivano, tutti e tre, andavano ad Assisi o in altri posti.
C'erano sempre giovani sorridenti con i capelli lunghi, ragazze gentili con gonne fiorite che arrivavano ai piedi.
A volte le regalavano delle mele, quello che avevano.
Ero tutto così magico, come un sogno ad occhi aperti.
I due neo-genitori , anche quando non viaggiavano,si spostavano nel Salento sempre con la loro bambina.
A volte andavano a Gallipoli, il papà spingeva il passeggino vicino al mare e la gente lo guardava in modo strano perchè a quei tempi nel Sud non si usava.
Dopo cinque anni arrivò un fratellino, che sembrava proprio un piccolo Buddha.
Il bambino cresceva di pari passo ai suoi riccioli e la bambina si sentiva molto responsabile nei suoi confronti, da vera sorella maggiore.
Era una bambina molto impegnata, tra scuola, catechismo, lezioni di danza, amichetti e amichette.
Aveva un debole per un bambino esile dagli occhi verdini, un pò timidino, e spesso giocavano soli sul balconcino mentre le mamme li spiavano dalla finestra della cucina, chiamandoli fra loro, "i fidanzatini".
Aveva anche delle amiche del Cuore che non dimenticò mai.

Poi arrivò un giorno Buio e la giovane famiglia , in fretta e furia, prese armi e bagagli e portò i bambini in città, per vivere lì, in una casa più bella e più fredda.
La bambina si annoiava molto perchè lì non poteva scendere a giocare in strada con gli amichetti e i nuovi compagni di scuola erano molto diversi dai bambini del paese.
Tuttavia riuscì presto ad ambientarsi e ricostruirsi una vita, ma era sempre come se mancasse qualcosa.
Passarono gli anni, arrivarono due altri fratellini che la gente chiamava "i gemellini" perchè pur avendo età diverse si assomigliavano molto con le loro teste tonde e sembravano una Cosa Sola.

La bambina divenne adolcescente e passò rapidamente dai Gun'sRoses, ai Take That, ai Nirvana.
Si tinse i capelli rosso fuoco e poichè fu la prima a mettersi il piercing in quella cittadina, la gente perbene la guardava male.
Invece di frequentare l'Istituto d'Arte come sognava, finì al Classico convinta dalla nonna paterna che sognava per lei un futuro borghese, incasellato,previsto.
Furono anni difficili,confusi,ma anche allegri, spensierati, così com'è l'adolescenza, piena di contraddizioni.
Gli amici non mancavano mai e non era mai sola.
La tipa con i capelli lunghi e la fascetta in fronte che anni prima era andata a recuperare i suoi a Bologna con il nonno (la sorella del padre per intenderci),nel frattempo era cresciuta e si era trasferita altrove,ma ogni tanto le telefonava invitandola a fare un viaggio,ad esempio a Dublino, nell'Isola Verde.
La ragazza a diciannove anni prese armi e bagagli e con fare incazzoso salutò i suoi per andarsene a vivere dalla zia, quasi dall'altra parte d'Italia,tra le verdi colline, in un borgo medievale dove non c'era nemmeno il supermercato.C'era solo un locale dove a volte andava Lucio Dalla che invece aveva visto più volte passeggiare nel paese vicino, dove lei andava all'Università.
Spesso andava a Bologna e un giorno volò anche a Londra, realizzando il suo sogno di vedere quella mitica città.
Stava proprio iniziando a divertirsi un mondo,tra le verdi colline, quando una telefonata la riportò violentemente con i piedi per terra strappandole la giovinezza.
Doveva tornare al Sud perchè sua mamma stava morendo e voleva salutarla.
E così fece e tornò, a salutare la mamma che l'aveva aspettata,stando con lei fino all'ultimo respiro.
Decise in seguito di rimanere a Sud e crescere i suoi fratelli, insieme al papà e alla nonna paterna.
Furono anni difficili per tutti, ma chissà come, ogni elemento della famiglia ne uscì indenne e forte.
Insieme era comunque meglio da soli.
Probabilmente l'Amore che la mamma aveva lasciato li proteggeva in qualche modo e seguiva i loro passi.
I quattro fratelli,come dei coraggiosi moschettieri,superarono tutte le difficoltà sul percorso e crebbero senza troppi grilli per la  testa.
Ognuno era impegnato con la sua giovane vita che s'intrecciava con quella degli altri fratelli,erano una specie di piccola tribù, supportati dai grandi e anche se a volte non capivano le loro decisioni, andava bene così.(Con il senno di poi...capirono).

Potrebbe essere una storia triste, ma è una storia allegra e luminosa, che parla di forza interiore e Amore e coincidenze magiche.
Una storia che non finisce qui perchè  nel frattempo si erano diffusi i cellulari e alla piccola donna..arrivò l' sms di un'amica del paesello.
Vediamoci tra dieci minuti al Tramezzineria,voglio salutarti e presentarti un amico.
Sorpresa, si vestì in fretta e furia e, disubbidendo al fidanzato-militare-geloso di quel periodo,uscì e in pochi minuti si ritrovò davanti all'amica e un bel  ragazzo che la fissava sorridendo.
Lui ti conosce, indovina chi è disse la vecchia amica e a lei bastò guardarlo negli occhi per riconoscere il suo fidanzatino d'infanzia....
Avevano 21/22 anni e dopo quella volta non si videro più, ognuno assorbito dalla propria vita.

Un bel giorno, un ragazzo d'oltreoceano ebbe la bella idea d'inventare un social network chiamato facebook.
 e la piccola donna un pò per gioco e  un pò per curiosità s'iscrisse e contattò i suoi amici d'infanzia.
 Dopo molto tempo aggiunse alle amicizie  anche il bambino dagli occhi verdini che ne frattempo era diventato un giovanotto rivoluzionario,tutto pieno d'impegni e con la barba lunga, e aveva ceduto anche lui alla tentazione feisbucchiana nonostante per molto tempo avesse tentato di resisterle.
Piano piano i due riallacciarono l'amicizia e nel giro di qualche mese,accomunati da tante passioni, finirono uno tra le braccia dell'altra.
Iniziarono a viaggiare insieme in giro per il Salento  e poi per il resto d''Italia e spesso, il papà di lei, le mandava un sms dicendo che era già stato in quei posti con la mamma, durante il loro avventuroso viaggio giovanile.
E' strano perchè la ragazza sapeva solo di Bologna, ma evidentemente i suoi, quella volta, avevano fatto un giretto bello lungo.
Il giovane rivoluzionario e la giovane "zen" (nel frattempo si era avvicinata alla meditazione) nel giro di pochi mesi andarono a vivere insieme al paesello d'infanzia, in una casetta allegra e colorata.
Ogni tanto facevano i nomadi e lo fanno ancora, prendono armi e bagagli e partono.
L'ultima volta sono andati proprio lontani e i parenti ancora non se ne fanno capaci, sono finiti in Oriente,tra sadhu misteriosi, elefanti venerati e tuk tuk impazziti.
E chissà quante altre cose combineranno!

Ogni tanto tornano in quella casetta buffa e immaginano di vivere lì per qualche tempo. Pur essendo piccolina e strana è sempre la loro casina.
La nonna di lei, ancora forte e pimpante, ormai si è rassegnata a questa nipote  fuori dai canoni prestabiliti e ogni volta che la vede,le dice

Viaggiate, scoprite il Mondo!
Andate dove volete!
Muovetevi!

Io sorrido sotto i baffi, e penso a tutte le altre cose belle che mi aspettano...
Perchè è ovvio che questa storia parla di me, con tutti i ricordi sbiaditi del caso, ma ancora vivi nel cuore.
Ed adesso permettetelo, è proprio il caso di dire


E vissero felici e contenti.
:D

Poesia che ho amato a 16 anni ( e che amo ancora) ritrovata ieri

Viaggiare! Perdere paesi!

Essere altro costantemente,
non avere radici, per l’anima,
da vivere soltanto di vedere!
Neanche a me appartenere!
Andare avanti, andare dietro
l’assenza di avere un fine,
e d’ansia di conseguirlo!
Viaggiare così è viaggio.
Ma lo faccio e non ho di mio
più del sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.
F.Pessoa




piccola hippie
Vi lascio con questa vignetta

Aggiungi didascalia

Namastè!
Chandana




















domenica 28 aprile 2013

Bardo Thodol



Il Salento non si smente baciato da sole.
Riposiamo un pò prima di fare un giro al mare.
Solitamente, quando non sono in viaggio, la domenica pomeriggio vado qui ma ci sono già stata ieri.
Ve ne parlo perchè stamattina siamo stati al campo di meditazione, quelli a cui partecipo una volta al mese almeno.
Stranamente, dopo la meditazione dinamica, abbiamo fatto il Bardo Thodol, una meditazione tratta dal Libro Tibetano dei Morti.
Dico stranamente perchè essendo una meditazione particolare, la facciamo in occasioni speciali, ma oggi è andata così.
L'ho dedicato a persone che non ci sono più, ma ogni tanto mi veniva in mente la vecchina della lucina.
Adesso più che mai sento che si sta spegnendo, non vuol più parlare o cantare, l'energia si sta ritirando all'interno e quando vado a trovarla posso solo stare.
La mia amica mi ha proposto di leggerle qualche passo del Bardo...credo proprio che proverò.
Ognuno ha i suoi "metodi", c'è chi prega e c'è chi medita...in ogni caso è un modo per fare qualcosa, per mandare Amore ai nostri cari.
Non ci sono metodi buoni o cattivi , se non danneggiano le persone, ognuno sceglie quello a sè più affine.
Proprio mentre ero a casa della mia vecchina alla tv davano la replica delle Invasioni Barbariche...
Abbiamo ascoltato l'intervista a Kasia , la moglie di Pietro Taricone.
E così ho saputo del loro viaggio in Nepal e del progetto che Kasia sta portando avanti...
Mi ha colpito questa donnina dagli occhi grandi e i modi gentili e oggi sono andata sul sito della fondazione a saperne di più.

Ecco una lettera di Kasia,che più o meno riassume anche quanto detto in tv

Lettera presa da qui


Siamo stati una volta sola in Mustang io e Pietro. Una volta sola. E tanto è bastato per innamorarsi di quel posto, della cultura, della gente… Non avrei mai pensato che esattamente 8 anni dopo sarei tornata , da sola con una figlia, per costruire una scuola!
Tutto e cominciato da Pietro. Un giorno è tornato a casa con un’idea, una delle sue tante idee pazze, urlando “Andiamo in Nepal!” . Non so per quale motivo, forse spinto dalla curiosità pura, forse dalla lettura di un libro o di qualche articolo, o forse semplicemente guardando National Geographic che ha sentito parlare dell’antico regno del Mustang e ha deciso di partire.
Perché Pietro era così, puro istinto con la curiosità di un bambino, e la voglia matta di fare tutto subito. È riuscito persino a trovare una persona che ci era stata più volte in Mustang, ci aveva abitato, lavorato e ne parlava con grande entusiasmo. Ci è venuta la curiosità di conoscerlo anche per capire meglio di cosa parlasse e alla fine abbiamo deciso di andare a incontrarlo.
La persona in questione si chiama Alberto e anche lui sarebbe rimasto nelle nostre vite per tanto tempo.
Siamo partiti non molto tempo dopo, era fine luglio. Avevamo con noi tutti gli indirizzi di dove dormire, cosa vedere e cosa non mangiare.
Kathmandu 8 anni fa era un posto fuori dal mondo, immerso in un caos totale. E devo dire che negli anni non è cambiato molto. C’è un traffico disordinato di gente, di macchine che si muovono in città con una logica molto lontana dal nostro codice stradale, i clacson non smettono di suonare per un secondo, scimmie e mucche ferme sugli incroci, un miscuglio di odori forti tra incenso, fiori, gas, sangue di animali sgozzati per strada, candele al burro, insomma un’esplosione di sensazioni e un azzardo per i sensi non paragonabile a nulla che avessi visto o incontrato prima. Tutto questo accompagnato dai sorri si e da una serenità percepibile a ogni angolo. Difficile da credere per chi come noi arrivava dal mondo dove tutto è qualche modo in ordine, sotto controllo, sterile.
Dopo qualche giorno di adattamento siamo partiti per il Mustang. Due aerei e una notte passata a Pochara (lo stop obbligatorio nel tragitto). Per entrare nel Regno ci sono due strade. Una dal Nord-Tibet, l’altra dal Sud-Nepal. L’arrivo a Jomson non me lo scorderò mai. E ogni volta che ci vado è forse la mia parte preferita del viaggio. Un tuffo. Un volo. Perché il piccolo aereo che porta da Pochara a Jomson sembra un calabrone che passa nel mezzo dei giganti. Giganti di 8 mila metri. Si chiamano così le montagne che circondano l’intera area e la presenza si sente inevitabilmente. E quando l’aereo atterra sulla minuscola pista di Jomson sembra di volare ancora. La sensazione di volare non mi abbandona mai nel Mustang. Ed è la cosa che mi piace di più. Pietro era sopraffatto dalla bellezza di quelle montagne. Mi ricordo lui seduto sul cavallo che allargava le braccia e le sbatteva facendo finta di volare.
Ai tempi non c’era ancora la strada quindi l’unico modo per spostarsi era a piedi o a cavallo. Noi chiaramente abbiamo scelto la seconda opzione. A Jomson era venuto a prenderci Tenzin, all’epoca diciannovenne, da poco sposato con Pema di qualche anno più grande di lui. Tenzin e Pema erano degli amici di Alberto e negli anni la loro casa sarebbe diventata anche la mia, le nostre figlie avrebbero dormito insieme e io in un rito speciale sarei diventata “sorella di spirito” di Pema. Ci siamo persi completamente in quel posto. È difficile da spiegare ma per qualche momento indefinito il tempo si era fermato per noi. Eravamo completamente inebriati dalla bellezza dei paesaggi, dalla gentilezza degli abitanti, dalla misticità dei riti e dall’allegria pura. Ma anche dalla totale povertà . Abbiamo trascorso quasi un mese nel Mustang ospitati dalla famiglia di Tenzin e Pema che non hanno voluto niente, neanche un centesimo. Mi ricordo l’addio, presto all’alba, dove piangendo ho regalato a Pema l’unica cosa che avevo e a cui tenevo molto, una piccola croce, niente di che , ma ho visto lacrime scendere sul viso della mia amica e so che aveva capito. Sapevo anche che non l’avrei rivista presto. Pietro, inusualmente silenzioso negli ultimi giorni, non ha fatto altro che parlare per tutto il tragitto (questa volta a piedi , 6 ore ) verso l’aeroporto di Jomson . Continuava a dire che dovevamo fare qualcosa, noi che siamo privilegiati con il lavoro che facciamo. Che la cultura mustangi è troppo preziosa e se scompare sarà anche colpa nostra perché non abbiamo fatto nulla per impedire che ciò accada. Aveva mille idee e ci siamo promessi di tornare al più presto.
Com’è strana la vita. Penso che nulla accade per caso e forse non era il momento giusto per “fare qualcosa” . Sono rimasta incinta poco dopo, poi la bimba era troppo piccola per portarla, poi il lavoro, la casa, di nuovo il lavoro e così i nostri sogni sono rimasti lì. Ma nel frattempo arrivavano notizie da Pema e Tenzin. Siamo sempre rimasti in contatto. Qualche settimana dopo la morte di Pietro mi ha chiamato Alberto, commosso, diceva che Tenzin aveva saputo da non so chi e come e così era venuto a Jomson per fare la telefonata e farmi sapere che nel villaggio hanno fatto la puggia (una preghiera fatta dai monaci tibetani nelle occasioni speciali che può durare anche un giorno intero) per lo spirito di Pietro. E io ho capito che era il momento di tornare e “fare qualcosa” .
Otto anni dopo, una figlia, un amico – Alberto, sono tornata a casa di Tenzin e Pema con una motivazione forte ma senza 4 un’ idea precisa. Ho visto che la nostra idea iniziale oggi si è trasformata in un’urgenza. Ho fatto altri quattro viaggi più una spedizione fino a Lo Mantang e ancora più su verso il confine con la Cina, con un gruppo di medici agopunturisti per saperne di più sulla cultura, sulle tradizioni e la lingua del Mustang. Ho visto e vissuto. Nel mio piccolo chiaramente. Cercando di guardare con il cuore e di non essere troppo accecata dalla ricerca di “qualcosa” . Dopo un anno e mezzo ho capito che la cosa giusta da fare era la costruzione di una scuola.
Ps. Nel progetto sono coinvolti direttamente Alberto, Tenzin , Pema , tutta la famiglia di Tenzin , la comunità intera del villaggio Ghemi, Kunzom (una ragazza Mustangi , amica da 20 anni di Alberto che ha vissuto 10 anni in America e ha deciso di tornare per curare questo progetto in prima persona), Shyam e Hari (amici nepalesi che oramai sono romani) e miei amici e soprattutto amici di Pietro che mi aiutano tutti i giorni nella realizzazione del nostro sogno.
Kasia Smutniak
Roma 20 febbraio 2012
/

Mi ha colpito molto...e oggi nemmeno a farlo apposta mi sono tuffata nella lettura di questo post di Padma, proprio sul Nepal!
Mi sono ricordata di quando a 16 anni volevo andare a Katmandu...chissà nella vita!

Il Bardo Thodol (grande liberazione con l'ascolto) è un antico testo del buddismo tibetano contenente istruzioni per il moribondo da  recitare durante il trapasso.
Resta comunque una potente meditazione, i cui insegnamenti sono preziosi soprattutto in Vita.

Tutto è Bardo, poichè questa parola vuol dire intervallo ,stadio intermedio tra un'esperienza e l'insorgere della successiva,sospesa tra nascita e morte, tra paradiso e inferno, la vita è un Bardo.

fonte Il Risveglio dal Sogno, la grande liberazione con gli insegnamenti del Bardo  di Annalisa Faliva

Per informazioni Stregata dall'Oriente, su facebook

Namastè!


versione con commento del Dalai Lama
foto da web








sabato 27 aprile 2013

Grazie ai tuoi occhi...



Vi avevo già parlato qui del film Un giorno devi andare che insieme a Dieci Inverni,Into the Wild, Pianeta Verde,Il magico mondo d'Amelie e altri di cui prima o poi vi racconterò, è tra i miei film preferiti.
Anzi, al momento è il preferito.

Nel film mi aveva toccato molto una scena, in cui una ragazza "saluta" una donna che è passata dall'altra parte e lo fa con questa benedizione.

Grazie ai tuoi occhi 
che hanno osservato e si sono emozionati 
nel vedere le cose del mondo.

Grazie alle tue braccia
che hanno lavorato e che hanno alzato con la fatica.

Grazie alle tue mani
che hanno cucinato e che hanno accarezzato.

Grazie alla tua mente
che ha pensato a come vivere giorno per giorno.

Grazie alle tue gambe
che ti hanno portato a conoscere nuove persone
e stare loro vicina.

Grazie ai tuoi piedi
che ti hanno sorretta anche quando la stanchezza era tanta.

Grazie al tuo sesso che ha dato piacere e gioia
e al tuo ventre che ha donato la vita.

Grazie al tuo cuore
e alla tua anima
che hanno saputo amare e essere amati.

Dal film "UN GIORNO DEVI ANDARE" di Giorgio Diritti



Ho trovato queste righe, che desideravo rileggere, nella pagina facebook nel regista Giorgio Diritti.
Questo film mi è entrato dentro, è come se parlasse di me.

immagine del film, fonte pagina fcb di G.Diritti
fonte come sopra
il "mio Banyan" a Goa
fonte pagina fcb di G.Diritti







durante l'accoglienza estiva dei piccoli amici

Si tratta di un film che cercherò di rivedere sicuramente.

Potete ritrovarmi su facebook, come Stregata dall'Oriente
Namastè!
Chandy

venerdì 26 aprile 2013

Visioni e musica

primaVera salentina

Siliquastro


On air



 In fondo ai tuoi occhi

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Nuda



Possono sembrare buffi certi occidentali che si trasformano dopo i primi giorni in India.
Cambiano i vestiti così come l'espressione sui visi prima tesi.
Sono le foto a parlare.
Le rughe si appianano anche se in alcuni momenti credono di attraversare un piccolo inferno per rendersi conto, alcuni dopo molto tempo, che di liberAzione di trattava.


Dicono che lei faccia da specchio a quello che abbiamo dentro.
Allora per me è stato così?
Il peggio è passato?
Lì sono sentita a Casa.
Una casa immensa, disordinata, colorata, ma pur sempre una Casa.

Il turista occidentale, fresco e ingenuo, viene subito individuato dai commercianti.
E'inutile, loro hanno un fiuto particolare per la novità.
Due teli mare,1000 rupiees.
Era partito da 2500 e tu credevi di aver fatto un affare e di essere stata scaltra a contrattare il prezzo!
Hai finto,con te stessa, di non vedere l'espressione basita della moglie che fissava quelle 1000 rupie tra le tue mani e non allungava le sue per prenderle!
Non le prendeva perchè le sembravano tanto, troppo.
Hai finto di non vedere la sua rabbia,la tensione nel corpo irrigidito dalle parole sussurrate a denti stretti al marito e lui che sembrava le stesse dicendo non ti preoccupare,per loro sono pochi soldi e vi sorrideva
Cobra così si era presentato.
First time in India?
E voi, ubriachi di visioni, emozioni, avevate annuito.Che ingenui!

Subito dopo sarà andata in qualche tempio a fare la puja,ringraziare agli dei aveva detto il vostro amico poco dopo sulla spiaggia di Candolim.
Era il primo giorno in India e sembrava un Sogno.
O lo era?

Vorrei stare lì adesso, a bere un pineapple juice da Martha, in quegli attimi impalpabili, farfalle inseguite nei  pomeriggi d'infanzia, in campagna dei nonni.


tramonto a Goa


Spogliarsi degli abiti occidentali,rivestirsi d'India.
Quel che conta è il continuo spogliarsi e cambiarsi d'abito.
Nessuna certezza, niente a cui aggrapparsi in questo quel Paese strambo dove tutto è possibile e nulla è certo come ripeteva spesso quel papà adottivo oltremare.
La corrente che salta lasciandoti nuda sotto la doccia, i tuk tuk che scorrono nell'anarchia del traffico e tu che ogni volta arrivi a casa illesa perchè in tutto quel caos, un ordine c'è.
Gli scarafaggi nel bagno e non te ne frega (quasi) niente.
I telefoni che non funzionano, perchè la sim che hai acquistato è strana e non prende in tutti gli stati.
La cacca del toro sul vialetto per il mare,la puzza di pipì in alcuni luoghi.
   
tutto è possibile e nulla è certo

La viziata mente occidentale va in tilt... e in questo ritrova quella semplicità atavica e in essa si ristora.
(Se decide di non fuggire via prima del tempo)
Spogliarsi degli abiti, una catartica liberazione.
E adesso mi ritrovo qui, nuda e senza certezze,tra il sole e il silenzio di questo Salento che è come la pancia di una mamma.
Tutto quello che progettavo, prima della partenza, si è mescolato insieme alla polvere rossa delle strade costeggiate dalle palme e al profumo di frangipani,portato lontano dal vento chissà in quale posto,cavalcando fumi d'incenso,odorosi di sandalo.
E adesso non so più trovarlo,mi tocca stare in questo spazio di vuoto e aspettare.
Qualcosa, da questo vuoto fertile emergerà, tra i colori.
Adesso, l'unica certezza è che voglio Scrivere.

immagine da web

immagine da web



Namastè!

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mercoledì 24 aprile 2013

Spazio Sacro

Impastare la pasta Madre è qualcosa di catartico, primitivo.
Impastare,prendersi cura,  stare nel qui ed ora.
Non puoi volare altrove con la mente, lei richiede totale attenzione, dedizione.
E' una meditAzione attiva.

Sono alle prese con la Viny, la p.m. che ho ricevuto in dono al Pasta Madre Day e che ha fatto da ponte per un incontro speciale.
L'avevo congelata prima di partire per il Viaggio e l'altro giorno ho provato a scongelarla, seguo le istruzioni della Regina del Sapone.
Sono nella fase in cui rinfresco la p.m. ogni due giorni senza metterla nel frigo.

Imparo, passo dopo passo e decresco.

Un tempo vi parlavo spesso dei cerchi di donne spontanei ai quali partecipavo, per un periodo ho cercato la mia Via staccandomi dal gruppo e dedicandomi ad altro, poi sono tornata lì, dove è casa.
Da un pò le cose sono cambiate....
Ormai nel cerchio ci sono ben tre maschietti!E uno di loro è il mio amore.
E' bella anche questa nuova dimensione, di diverse energie che si fondono.
E' bello meditare tutti insieme e dopo invece di andare a casa, trattenersi ancora un pò a  scambiare due chiacchiere, ridere e scherzare mangiando della cioccolata, o qualche caramella.

         Meditazione del luogo di pace.

Il luogo di pace è un luogo simbolico che si trova dentro di te.
E’ sempre presente, anche mentre attraversi le tempeste della vita e potrai imparare a contattarlo , in modo da trovare la giusta centratura.
Inoltre, attraverso l’immaginazione e il suo immenso potere creativo, potrai ritrovare i tuoi poteri interiori, aspetti di te che erano rimasti nascosti sotto la polvere del tempo.
Per iniziare:
luci soffuse, preferibilmente accendi un incenso e una candela.
Abiti comodi, togliere anelli e collane.
Sdraiati con la pancia in su, le braccia stese lungo i fianchi, senza toccare il corpo,i palmi delle mani rivolti verso l’alto.
Le gambe devono essere leggermente divaricate, gli occhi chiusi.
Lascia che il tuo corpo diventi pesante, sempre più pesante e poi abbandonalo. Dimenticati del corpo.
Respira consapevolmente , profondamente, tenendo la mascella rilassata,la bocca leggermente aperta.
Se fatta nel modo giusto, questa respirazione sarà molto rilassante, produrrà un massaggio interno ed andrà a rivitalizzare i chakra.
Immagina di entrare, usando il potere della visualizzazione, nel TUO luogo di pace. Può essere un posto immerso nella natura, un posto dei tuoi sogni, un bosco, una foresta, un luogo che ami.
Qui ti senti felice, amata/o. In pace.
Nel tuo luogo di pace sei il re/regina,il saggio, il mago/strega,l’alchimista.
Quando sei al centro del tuo essere, hai il potere di trasformare la realtà.
L’energia segue il pensiero!
Guarda questo posto, toccalo, vivilo, riposaci dentro.
Senti che è tuo, senti l’amore e l’energia  che questo luogo emana.
Che forme contiene questo posto?
Che tipo di energia emana?
Riesci a sentire  nel profondo l’amore in cui è immerso o avverti altre sensazioni?
Quali sono?
Concediti il tempo necessario e la calma per prendere consapevolezza del luogo, per risponderti a queste domande.
Che colori predominano nel tuo luogo di pace?
Pur mantenendo attenzione e consapevolezza su ciò che accade, cerca di rilassarti.
Sentiti al sicuro e qualsiasi siano state le tue sensazioni,renditi conto che qui sei al sicuro. Qui c’è l’amore. Qui niente e nessuno può ferirti.
Renditi conto della bellezza che il posto emana, della sua energia buona, nutriente, pulita.
Questo è il tuo centro e tu sei il testimone che vuole osservare ciò che accade intorno.
Esplora questo luogo, cammina, potrai fare degli incontri, anche fantastici, potrai parlare con queste entità.
Come sono, cosa ti dicono?
Qui, nel tuo centro, nel tuo luogo di pace,puoi parlare con qualsiasi cosa, che sia una cascata, una montagna, un animale, una fata.
Tutto è vivo e cosciente qui, ogni cosa è pura.
Osserva le forme e i colori delle cose  che ti circondano e delle tue emozioni.
Comunicherai con questi nuovi incontri attraverso il linguaggio del cuore, esso non necessariamente conosce le parole.
La comunicazione potrà avvenire attraverso immagini, sensazioni, colori, concediti la libertà di sperimentare nuove forme di comunicazione.
Questa libertà è anche la libertà di esprimere liberamente ciò che potrà affiorare da dentro : riso, pianto..qualsiasi cosa sia,esprimila, non trattenerti.
Se hai parlato con più entità, scegline una e accetta il regalo che certamente ti darà.
Qualsiasi esso sia.
Ascolta anche il messaggio che ha da portarti.
Se ne hai bisogno, chiedigli qualcosa  che vuoi sapere.
Poi ricambia, con un regalo, un messaggio, il tuo amore.
Continua ad usare il potere creativo della fantasia.
Impara dalla tua entità/guida e a tua volta insegnale qualcosa.
Poi riposa  nel tuo centro, nel tuo luogo di pace.
Concediti tutto il tempo.
Quando senti che è il momento, torna dolcemente e lentissimamente alla realtà..
Apri gli occhi, non alzarti di scatto..con calma…
Ringrazia te stessa/o e la Terra.
Puoi tornare in esplorazione nel tuo luogo di pace ogni volta che lo vorrai.
Sappi che le entità incontrate sono tutte parti di te che hanno da mostrarti e insegnarti qualcosa.

*Liberamente tratta dal libro Meditazione di Paola Bertoldi

Namastè.

Chandana <3
Il mio luogo di pace
Ramana Ashram
Tiruvannamalai

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domenica 21 aprile 2013

Io...baratto!

Delizioso pranzetto domenicale preparato dallo chef-scrittore 
Ingrediente speciale,il curry preparato da una donnina indiana di Candolim.
Ce lo consigliò  lui che a Goa si è preso cura di noi insieme a lei
Quella mattina, dopo il mare c'incamminammo tra stradine strette costeggiate da casette portoghesi,banyani e palme.
Prima di andare al mercato,passammo da questa signora ad ordinare il curry

lei pesta le spezie una ad una e il suo curry è davvero buono disse più o meno così.

Il curry è una miscela di spezie che possono più o meno variare a seconda delle zone.
Se siete curiose e desiderate provare a farlo in casa, cliccate qui

Ho sentito in bocca il sapore dell'India, per la prima non ho provato vera nostalgia.
So che tornerò, so che in realtà è dentro di me.
Nessuno me la può levare, è un tatuaggio indelebile nel cuore,nell'anima.


Riguardo questa bustina che abbiamo portato da lontano,immagino la signora tra le sue pareti domestiche,in un angolo magico, a pestare le spezie,mani scure e laboriose lo sguardo concentrato.
E mentre si accinge in quest'opera, il sole fa l'occhiolino alle palme che spiano dalle finestre questa signora carina che pesta e non sa esattamente dove finirà il sacchettino...lontano lontano...in un altro Sud.

E ieri siamo stati per la seconda volta a yoga e ci siamo iscritti.
Quando una cosa ti prende non c'è molto da pensare, almeno noi siamo fatti così.
Siamo incuriositi da questa Via e ci piace sperimentare, in più abbiamo subito avvertito i benefici nel corpo e nella mente.
Abbiamo iniziato a praticare Hatha yoga.

Il termine Hatha significa energia del Sole (Ha) e della Luna (Tha) , Hatha yoga rappresenta l'energia del sole alla luna, delle energie solari ,maschili, a quelle lunari, femminili.

fonte qui

E così è arrivato il momento per me, che sono sempre stata lunare, d'incontrare il Sole.

Osservo la mia vita dal di fuori e vedo che c'è un filo che lega ogni scelta passata,ogni evento, anche spiacevole e che mi ha portato qui ed ora.

Tutto va nel modo giusto e non so se conoscete anche voi questa sensazione, è bellissima, eppure non è sempre stato così per me, molti anni fa ero totalmente, apparentemente diversa.
Non ascoltavo la mia voce interiore, non ero realmente felice.
La mia voce si confondeva con le voci di chi mi circondava, con le aspettative di parenti ed amici.
Non è stato un processo semplice tirarla fuori, eppure è servito e sapete?
Adesso sono serena e chi mi circonda lo sa.
E non credo che i miei cari si aspettino più chissà che cosa da me...il "gioco" si è spezzato.
I rapporti, adesso, sono più profondi. Non è meraviglioso?


Tra le cose belle che mi capita di fare in questo periodo, c'è senz'altro questa

Piazza Baratto
Ho partecipato al mio primo mercatino del Baratto!


foto da qui
C'era una piazzetta abbandonata a se stessa e adesso c'è un piccolo mondo colorato rinato grazie alla passione dei suoi abitanti...
E qui, che grazie a questo gruppo di persone che le hanno donato nuova vita, si è svolto il mercatino.
Piccole bancarelle di scambio, musica (chi scambiava anche  qualche bicchiere di vino...!) così ho trascorso un bel sabato pomeriggio con due simpatiche compagne d'avventure.Una vecchia amica e una nuova.
Abbiamo fatto un pò di km ma ne valeva!
E poi abbiamo fatto car-sharing, ossia condiviso la macchina che non è male per l'ambiente e per noi, grazie alla M.che ci ha portate.
Ecco la nostra bancarella 

la piazzetta stessa ci ha fornito scenografia, appoggio e posto  a sedere!

le nostre cosine in primo piano e la piazza

BarattiAmo?


Questa esperienza ci ha permesso anche di scambiare qualche parola con nuova gente,vedere un pezzettino di quell'Italia che fa, perchè al di là del piattume della nostra politica, c'è del fermento, c'è chi fa qualcosa di concreto.
E noi non volevamo mancare!
Non siamo riuscite a scambiare tutto, ma sono tornata a casa con un bel bottino.




Quello a sinistra è un vestitino per l'inverno, a maniche corte.
Una ragazza si è avvicinata alla bancarella con una busta in tela e mi ha detto
Ho queste tre cose
Le ho viste e le ho chiesto
Tu cosa vuoi?
Ha scelto un cappottino che aveva ancora l'etichetta addosso, l'avevo acquistato d'estate a pochi euri ma l'inverno già non mi entrava più...ho aspettato un pò e alla fine...cosa dovevo fare, buttarlo?
(Vi risparmio la mini  ramanzina della ragazza "alternativa" sul fatto che dessimo via una giacca con etichetta senza averla mai indossata...come se stesse dicendo vergognatevi...è proprio vero che ognuno vede quel che vuole, la stessa che ci ha "riprese" perchè davamo via i libri,senza sapere che fossero doppioni, sacrilegio!)
E così ha trovato una vita vera!
La ragazza dei tre capi ha preso la mia giacca ed io ho scelto il vestitino! :)
La camicia made in Pakistan è un baratto con la simpatica mamma di Pace e Luce, due deliziose bimbe che venivano spesso a curiosare tra le nostre cosine.
Da me hanno preso una calamita e una collana,io da loro ho scelto questo capo che mi ricorda Oriente.
Il vestitino a destra è frutto in un baratto con una ragazza che ha preso da me un libro di James Joyce.
A casa ne abbiamo tre copie e così ho pensato bene di barattarlo!
Ho barattato anche con una delle due mie compagne d'avventura,lei mi ha dato una crema per il corpo e da me ha preso un paio di orecchini colorati per l'estate.
Ho pensato bene di portare anche alcune delle mie autoproduzioni...
Due anni fa avevo iniziato ad autoprodurre orecchini e oggettini in fimo con l'idea di andar per mercatini...
Poi si è avvicinata una donna( mamma di un bambino bellissimo che ha giocato con noi per un pò) che aveva adocchiato due cose...ma non aveva nulla da barattare...abbiamo detto di sì...ha preso un vestito lungo e una canottiera blu a pois...erano miei...bye bye!
A volte capita, qualcuno si avvicina e non ha niente da scambiare e c'è pure chi se ne approfitta,purtroppo abbiamo dovuto stoppare una ragazza che si stava portando via tutto...si è messa a bestemmiare nella sua lingua...o almeno così sembrava.
Provava braccialetti e orecchini che avevamo portato da barattare...chiedendoci se fossero d'oro o argento e lamentandosi quando dicevamo di no...ad un certo punto ha provato un braccialetto e ha urlato che schifo!
E vabbè...
In ogni modo è stato davvero un bel pomeriggio!
Ci riandrei!
Che iniziative carine ci sono dalle vostre parti?

Chandy




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venerdì 19 aprile 2013

considerAzioni.Lettera a Mamma India.

Ancora non mi spiego come mai Mamma India tu possa essere così meravigliosa eppure con molti tuoi figli così crudele
O forse siamo noi occidentali viziati a vederti bella?
Non credo...
Tu sei stupenda.
Eppure dentro di te c'è un enorme buco nero che risucchia una parte di quei colori sgargianti che sono sui sari aggraziati delle donne, sulle allegre bancarelle di frutta,nei suggestivi tramonti,ovunque.
Affrettati a chiuderlo, facendo appello a tutti gli dei ,mi auguro che tu lo faccia e soprattutto per le donne e i bambini, che sono la parte più fragile del tuo grande Corpo.
Per le spose bambine, per le vedove,per i bimbi che saranno gli uomini di domani.
Per gli uomini buoni, perchè ci sono.
E instilla semini d'amore e consapevolezza nei cuori inariditi di chi usa il suo prossimo suo come scudo per le proprie paure e perversioni.
Mettici  tutto il peso dell'Himalaya sopra questo buco, affinchè non si riapra più.
Non posso ignorare anche questo lato che mi turba, eppure mi sono sentita così protetta tra le tue braccia sapevo che nulla di male mi sarebbe accaduto.
Oggi, nemmeno a farlo apposta, è un mese che siamo tornati e alcuni semini che hai custodito dentro me si stanno schiudendo.
Accadono cose belle, incontri,inviti... l'anima, nutrita, si espande.
Nuove intuizioni e progetti di vita.

Grazie Mamma India!
Ma quel buco nero...ricucilo, mi raccomando.Duole a te stessa, e soprattutto ai tuoi Figli.
Ti voglio bene.

Goa 2013

Hampi 2013

foto da web

foto da web





mercoledì 17 aprile 2013

Yoga

Ci pensavamo da un pò...la cosa c'intrigava... e stasera l'abbiamo fatto!
Ma cos'avete capito, maliziosi!
Siamo andati alla lezione prova di Yoga!
Ne sono sempre stata incuriosita eppure avevo mille e una resistenze.
Fino al momento il cui sono entrata nella saletta...le resistenze sono rimaste fuori, insieme alle scarpe!
La maestra è bella, solare, dolce,ha una voce fantastica che fa rilassare ed ho sentito subito il beneficio degli asana.
Ho desiderato che la lezione non finisse mai!
Ah come sono stata bene!
Anche a lui è piaciuto tanto e così ci torneremo.
Ci è stata data la possibilità di fare un'altra lezione prova del livello un pò più avanzato,oggi eravamo insieme a persone più adulte e lei prima della lezione ci aveva proposto di riprovare
 siete giovani potete fare di più
se dopo queste due prove vi vedrò una terza volta...capirò che volete continuare :)
Non vedo l'ora!

I miei mondi si sono uniti.
Yoga, lo dice la parola stessa.

Il significato tradizionale del termine yoga si ha nel valore letterario del vocabolo sanscrito da cui deriva dalla radice "Yui" che esprime il concetto di unione, legame ,fra i vari livelli di esistenza e della personalità, obiettivo che può essere raggiunto mediante un processo di elaborazione ed armonizzazione 

fonte qui

I miei percorsi, la danza, il cammino intrapreso con le meditazioni di Osho ( che di riflesso mi ha portata a sperimentare tanto altro), la scuola di empatia (la scuola di counselling),l'India.

Yoga
Che bella parola!

Sono molto emozionata!

Cercando su internet gli asana svolti stasera, ho invece trovato questa immagine!

Marilyn e lo yoga :)


E voi siete attratti da qualche disciplina in particolare?

Vi lascio con questa storia...presa dal link sopra


Si narra che un giorno un pesce, nuotando nelle tranquille acque dell'Oceano Indiano, si trovò a passare nei pressi di una caverna, dove rimase affascinato da una voce melodiosa. Essa apparteneva al dio Shiva che in quel momento era intento ad illustrare alla sua amata sposa Parvati le magiche posizioni (asana) da lui stesso create e riservate esclusivamente agli dei.
Il pesce, ascoltando questi insegnamenti, subì una radicale metamorfosi che lo trasformò in uomo. Da allora Matsyendra, che in sanscrito significa “pesce fatto uomo”, tramandò in gran segreto le tecniche apprese dal dio ai suoi discepoli, divenendo così il primo yogi.



fonte I love yoga



Namastè!

fonte come sopra

martedì 16 aprile 2013

Prendere le cose come vengono

*Poco prima di cliccare su pubblica post ho saputo dell'attentato a Boston...
Indecisa sul da farsi, alla fine ho deciso di si* diffondiamo la felicità contro queste strategie della paura!*


Le giornate si rincorrono come bambini tra i giochi spensierati,una più bella dell'altra.
Venerdì, a dir la verità ho ricevuto una batosta.
C'era in programma una gita a Ostuni, avremmo visitato la Città Bianca e acquistato i biglietti per la conferenza spettacolo di Jodorowsky a Bari quando ho saputo che i biglietti erano stati ritirati dai punti vendita!
Chi c'è, c'è.Chi non c'è, non c'è.
Che delusione!
Ma adesso che rileggo ciò che ho scritto...ecco l'inghippo!

C'era in programma

Ecco uno degli insegnamenti di Mamma India.
Non fare programmi.
Almeno per questo periodo, per me/noi è così.
Prendere le cose come vengono 
Punto.

E dopo una notte quasi insonne a rosicare, questa verità si è fatta  strada dentro me.

Sabato pomeriggio di sole ci ha visti protagonisti di  una passeggiata per le campagne ...desideravamo rivedere una casetta immersa nel verde che ci piace.
Campagne divenute un  formicaio brulicante...tutti hanno approfittato della Luce per riaprire le finestre delle loro case fuoricittà facendole respirare un pò, compiere dei lavoretti nei campi.
Passando davanti la nostra casa abbiamo visto un ragazzo che faceva la legna...ci siamo ritrovati  a parlare con lui, sta per trasferirsi nella casa accanto
-Magari venite a vivere qui, che bello avere dei vicini giovani!-
Tra una chiacchiera e l'altra ci ha svelato il prezzo della casa sulla quale fantasticavamo...davvero troppo alto e non è messa neanche troppo bene.
Il nostro sogno si è sgonfiato velocemente.

Nuova lezione

Tenere i piedi per terra

Arriverà pure la casa in campagna...un giorno.
Come disse quella volta il mio amore
Bisogna anche saper aspettare
Oramai è un mantra.

Abbiamo continuato il nostro giro, visto tanta borraggine che raccoglieremo la prossima volta, salutato le persone lungo la strada, talvolta a voce oppure con lo sguardo.
Ho scattato delle foto...di un'altra casa bella dei sogni,questa con la S maiuscola perchè ci sembra proprio del genere  irraggiungibile.
E' una masseria che andrebbe totalmente ristrutturata!

mi piace immaginare chi ci viveva prima,quante storie contiene!

divinità Albero...

Immagino di alzarmi al mattino e ritrovarmi immersa in quel verde!




dai risciò dell'India all'Ape del Salento!




vecchi contenitori di storie

 al lavoro...




 Al ritorno delle nostra lunga e intensa passeggiata, siamo andati alla cittadina vicina , decisi  a comprare un telefono nuovo.
Come una cartolina, un signore vende  le sue piantine ben disposte su un banchetto , davanti all'entrata del piccolo centro commerciale.
Sicuramente le coltiva lui e cerca di raggranellare onestamente qualche soldo.
(Almeno questo è quello che penso).
Varcando la porta del supermercato contemporaneamente ad un'altra coppia, guardo rapita questo banchetto ed esclamo:
"Amore le fragole!All'uscita le prendiamo!
Ci sono due piantine di fragole, una più bella dell'altra.
Già le vedo nel giardino,generose e rosse d'amore.

In quello stesso istante la signora dell'altra coppia si volta di scatto e la vedo già con lo sguardo rapace sulle piantine.E pensare che prima le aveva guardate con noncuranza!Torna indietro sui suoi passi...
Indovinate....

La lezione  è

Se vuoi qualcosa, allunga la mano e prendila (Alex Supertramp)

Stavolta l'insegnamento si è nascosto dietro due innocenti piantine di fragole.

Dopo, dopo.
Quante volte dico/diciamo dopo?
Ci sono occasioni che vanno colte al volo e in quegli istanti dovremmo ascoltare il nostro istinto.

Incassato anche questo colpo (più per la lezione che per le piantine che posso trovare altrove) è andato tutto bene!
Domenica a pranzo dalla suocera a spupazzarci il nipotino e ridere per le cose buffe che faceva e ridere anche per le cose buffe che faceva il loro cane.

Questo pomeriggio abbiamo rivisto un amico conosciuto in India.
Ci ha aperto le porte della sua casetta nel verde ed è stato bello sentire che Mamma India era tra noi tre.
Vedevo i suoi occhi brillare mentre parlava, e il Punji era felice  brillavano anche i suoi di occhi e chissà, forse anche i miei.
Penso di si!
Noi seguivamo già la sua carriera artistica prima dell'India, ma non ci avevamo mai parlato.
L'India ci ha fatti incontrare e il Salento ritrovare.
Abbiamo chiacchierato e passeggiato in campagna, parlato di piante spontanee che lui raccoglie e cucina, dell'alimentazione veg,dell'olio che auto-produciamo ed essendo più esperto di noi, ci ha dato qualche consiglio.
Che bel pomeriggio!
Una delle parole di questo periodo è accoglienza che stiamo ricevendo a braccia aperte,dono inaspettato.

Oggi ho realizzato di quante persone belle incontriamo negli ultimi tempi sul Cammino.
Mamma India guida i miei/nostri passi...
I colori che abbiamo assorbito lì ci fanno da protezione.
L'esistenza intesse le trame e noi con Lei, passo per passo...

Chiedimi se sono felice....

Lo sono!

E voi...siete felici?

Ps Ah dimenticavo!
Una volta tornati a casa il telefono non funzionava!
La lezione è che dobbiamo usare la telepatia?

Bacetti a tutti!