lunedì 17 febbraio 2014

La saggezza non si legge

E' da tanto che rifletto su questo post, ma ogni volta ho rimandato pensando non sono fatti miei, potrei rischiare di far capire qualcosa di diverso da ciò che voglio dire.
Però ci provo, perché vuole essere un invito gentile verso chi si sente in cammino.

Mio padre ricorda che meditavo fin da bambina.
Inoltre, essendo una piccola lettrice vorace, mi sono interessata "presto" a libri che riguardassero questi argomenti.
Eppure, verso i 18 anni, quando la mia migliore amica m'invitò al centro spirituale che frequentava, mi spaventai.
Lei mi parlava di catarsi e Fiori di Bach ed io pensavo che fosse improvvisamente diventata matta!
Da figlia modello, era diventata una ribelle e sua madre, spaventatissima, andò a parlare con la titolare del centro che stava "plagiando" la figlia.
Piano piano la mia amica perse interesse verso questo "mondo" e ritornò a divertirsi con noi.
Ogni tanto mi chiedo E se l'avessi accompagnata almeno una volta?
Tuttavia quelli sono stati i miei anni spensierati, prima della morte della mamma, prima di ritrovarmi catapultata a 19 anni nel mondo "dei grandi".
E' giusto che mi sia divertita, che abbia anche fatto qualche stupidaggine con la comitiva di allora.

Quando, qualche anno dopo, mi si è riproposta la stessa situazione, un'amica che frequentava un centro di meditazione e m'invitava a provare, ho avuto lo stesso impulso di rifiutare.
Tanto sapevo già, leggevo così tanto sull'argomento, avevo già provato da sola. Sapevo, no?
Però alla fine ha vinto la curiosità e sono andata in questo famigerato centro a curiosare.
 ...E sono tornata la volta successiva e poi ancora e ancora, per circa 6 anni.
Quello che posso dire è che, essendo trascorso qualche anno da allora, adesso mi rendo conto che non basta leggere qualche libro di meditazione, non basta provare qualche volta in casa da soli perché la meditazione vera e propria accada ( a qualcuno può anche accadere, ma in linea di massima è difficile, per la società in cui viviamo, per i condizionamenti che abbiamo assorbito).
Queste esperienze "solitarie"possono darci un assaggino, ma leggere le parole dei saggi non ci rende tali.
Dovrebbero essere un trampolino di lancio, un gancio per un oceano di possibilità, non una piattaforma d'atterraggio.
Rappresentano un gradino di una scala lunghissima.
Ma torniamo a me.
Presa dall'entusiasmo della mia nuova avventura, in quel periodo leggevo solo i libri del mio Maestro, citavo le sue parole e quelle della mia "insegnante" e pensavo di aver capito tutto solo perché stavo vivendo delle esperienze piacevoli e mi rilassavo un po'.
Se ci ripenso, mi viene ancora da ridere, probabilmente sembravo una matta! Anzi, lo ero!

Per fortuna, vivevo la cosiddetta fase d'innamoramento.
In ogni caso, non mi limitavo a leggere, "praticavo" in gruppo e mi mettevo in gioco. Sperimentando varie tecniche nel corpo e condividendo le esperienze con gli altri in cerchio, ho dovuto rivedere tante cose di me.
Meditavo anche a casa da sola, ma la meditazione di gruppo è tutta un'altra storia.
Sei seguito da qualcuno che ti sostiene, il gruppo fa da contenitore, sei solo, ma con gli altri.
Ho ancora tanta strada da fare, continuo a sperimentare e nonostante sconvolgimenti vari, terremoti e rivoluzioni, posso finalmente dire che vivo la vita che desideravo.

E' inutile raccontarsela: i gruppi servono.
Non siamo orientali di 50 anni fa che vivono in India... nè possiamo chiuderci in una grotta per 10 anni.
Noi viviamo in un mondo frenetico e pazzo e forse pensiamo di meditare sedendoci per un po' di tempo in vipassana, forse stiamo soltanto pensando.
Forse ci stiamo rilassando un pochino e basta.
Ormai sembra sia un argomento di moda, tantissima gente crede di meditare, di aver capito dai libri...
Di fatto poi, basta parlarci un po' per capire che non è così.
Non c'è nulla di male in questo, ci siamo passati un po' tutti.
Se questo è il gancio, ben venga.
Anni fa credevo di capire delle cose, magari di un libro del maestro, adesso rileggendo le vedo diversamente... tra dieci anni questo cambierà ancora perché man mano si va sempre più in profondità.

Se si è veramente interessati a scoprire la nostra vera natura, si deve mettere in conto che questo cammino ti stravolge e ti spoglia di tutto e in alcune fasi non è affatto piacevole.
Non è affatto rilassante, ma sconvolgente.
Non ti arricchisce, ti spoglia.
E quando pensi ho capito, sono arrivato.
Beh, proprio lì probabilmente hai preso un abbaglio.
Non finisce mai.

Ho letto un libro recentemente, di cui ho parlato anche qui
Parla di una donna che intraprende un cammino di ricerca, sperimenta varie tecniche, "con e di" vari maestri. Per alcuni anni segue un guru in particolare, Maharishi.
Alla fine del libro afferma che nessun uomo è un maestro.
Dopo aver vagato da un guru all'altro, dopo aver sperimentato in lungo e in largo, lei afferma che il vero maestro è dentro...
Sì, però lei ha sperimentato prima di dirlo!
In teoria è una cosa che sappiamo tutti, ma per esserne consapevoli, per attivare questo maestro interiore dobbiamo "giocare" un po', entrare nel Grande Gioco della Vita e non viverla da spettatori.

Conosco una persona che ritenevo molto saggia.
Ha fatto un percorso di vita interessante, aveva sempre qualcosa da insegnarmi, indicazioni da darmi.
Poi, mi sono resa conto che ad un certo punto della sua ricerca si è fermata.
Sta bene così, non ha bisogno d'altro.
Il problema, in questo caso, è che lavora con gli altri e con le loro vite.

Eppure conosco qualcun altro che potrebbe farsi chiamare maestro, ma si sente sempre allievo.
Pur sapendo continua la sua ricerca e non si ferma, senza posa.
Non giudica mai anche se dice sempre la sua, insegna senza insegnare, indica senza indicare.
Con la sua straordinaria dolcezza e simpatia trova sempre il modo per arrivare al centro del cuore, per svegliare la consapevolezza dormiente.
Ha seduto ai piedi di grandi maestri, ma non ripete le loro parole.
Magari questo qualcuno ( che può essere anche più di uno) siede talvolta anche ai piedi di qualche "maestro" odierno.
Non ha smesso di giocare al Grande Gioco, lo fa ogni istante, continuamente!
Tutta la sua vita è un esempio.

Per diventare saggi non serve capire con l'intelletto le parole dei nostri guru preferiti o ripeterle come pappagalli.
Molto meglio sperimentare e in questo sperimentare abbandonarsi alla Vita, all'altro.
C'è chi si lamenta di star male, di essere stressato/a... magari trova i soldi per le medicine, per il telefono nuovo, per le scarpe firmate... ma non per una lezione di yoga o meditazione, di danza-terapia o anche teatro.
C'è chi offre la precedenza a cose inutili e costose e mette in cantiere le esperienze, quali potrebbero essere un seminario di crescita o un viaggio particolare.
Insomma, si evita qualsiasi cosa implichi un coinvolgimento profondo.
Si paga per la superficie, ma non per il benEssere.
E anche quando questo è gratis ( ci sono tanti incontri gratuiti in giro) si snobba.
Perché?
Tanto c'è Google, ci sono i libri, tanto posso fare da solo.

Se non si è interessati a determinati percorsi ok, nulla da dire.
Ma chi se ne sente attratto,  non dovrebbe accontentarsi di viverne soltanto uno strato superficiale e non dovrebbe aver paura di coinvolgersi. Non dovrebbe farsi bastare una consapevolezza spicciola, da manuale.
Perché non tuffarsi?


Un abbraccio

Namaste



Paula Nicho Cumez
 
Da lontano essere coraggiosi è più facile.
Facile è spesso essere privi di rischi.
Proverbio Sioux
 
 
 

2 commenti:

  1. E' interessante leggere riflessioni su quest argomenti! Penso che tu abbia ragione, ognuno il suo credo se lo costruisce attraverso l'esperienza; sicuramente c'è chi può ispirarti e indicarti una direzione, ma il modo in cui la percorri e le scelte che fai nel tragitto sono solo tue. E credo sia importante farsi coinvolgere dalle cose, anche se sono nuove e all'inizio possono intimorirci o tenerci nel dubbio!

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    1. Credo questo: che sia un percorso spirituale, o artistico oppure da viaggiatori, alla fine, per chi ricerca davvero, il "traguardo" (anche se non è il termine adatto) è lo stesso.
      L'importante, come tu hai sottolineato, è il coinvolgimento.
      Anzi ti dirò, in poche efficaci parole sei riuscita a dire quello che volevo trasmettere in un post :)

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